PROVINI DI RICOSTRUZIONE FILOLOGICA TECNICO PITTORICA
secondo il metodo del prof.
Riccardo Saldarelli

I provino TEMPERA SU TAVOLA

Opera prescelta:
Piero della Francesca
nato a Sansepolcro 1410/20
morto a Sansepolcro 1492

"IL POLITTICO DELLA MISERICORDIA"
Sansepolcro Museo Civico

1 - Cenni storici

L'11 giugno 1445 (Paolucci) alcuni confratelli della Misericordia di S. Sepolcro, "homines electi ad hoc", come si legge nel documento di allogazione conservato nell'Archivio di Stato di Firenze, commissionarono a Piero della Francesca un'icona per l'altare maggiore della chiesa della loro Compagnia. Questi raccomandarono al pittore di eseguire l'opera con i migliori colori e oro, "una tabulam...deauratam de fino auro et coloratam de finis coloribus et maxime de azurro ultramarino", di autografarne la stesura e di consegnare l'intero polittico entro e non oltre il 1448.

Queste clausole contrattuali non furono però tutte rispettate: il polittico infatti risulta, anche se nelle parti secondarie, opera della scuola (il monaco camaldolese e miniatore fiorentino Giuliano Amadei, secondo Salmi e Longhi) e fu terminato soltanto nel 1462. Il maestro, infatti, in relazione con i Montefeltro, gli Estensi ed i Malatesta non fu sempre presente al Borgo. Non lo fu neppure al momento della consegna dell'opera e si servì del fratello Marco.

I documenti relativi al dipinto coprono un arco di tempo molto lungo e le evidenti differenze stilistiche fra le singole parti inducono la critica a far coincidere la cronologia dell'esecuzione con gli estremi testimoniati dalle carte (1445-1462). L'ipotesi del Longhi sembra oggi la più plausibile: si passerebbe così attraverso un lungo periodo di 15 anni, da una vicinanza ai modelli fiorentino-masacceschi ad una massima attenzione ai valori luminosi e naturalistici (Paolucci).

Il polittico fu originariamente collocato sull'altar maggiore della chiesa della Confraternita ed utilizzato come pala di altare, ma, già prima del 1635, venne distrutta l'incorniciatura, con molta probabilità disegnata dallo stesso Piero, e le singole parti vennero montate su un macchinoso dossale barocco,opera dei fratelli Binomi da Sansepolcro che in città dettero grande impulso all'arte seicentesca dell'intaglio (Czortek). Questa "macchina barocca", pur essendo un bell'esempio di questa produzione, di certo era poco adatta alle stupende nobili figure quattrocentesche di Piero.

Le singole tavole che componevano il polittico erano così disposte: alle basi delle quattro colonne laterali che reggono il timpano superiore, erano il "noli me tangere", la "visita al sepolcro", la "flagellazione", l'"orazione nell'orto"; al centro la "Madonna della Misericordia"; sotto di essa i quattro grandi Santi. Al centro del Timpano semicircolare era la "Crocifissione" e sulla mensa dell'altare la "Deposizione".

Con la soppressione delle compagnie religiose all'inizio dell'Ottocento il dipinto, ormai smembrato, fu trasferito nella chiesa di San Rocco.

Nel 1892 in occasione del quarto centenario della morte di Piero, il Polittico fu esposto nell'attuale Museo Civico (allora Pinacoteca Comunale) e fu ricostruito malamente accostando le tavole l'una all'altra. Nel 1901 diventò proprietà del Comune (Paolucci).

Dopo la guerra l'opera fu di nuovo oggetto di restauri, ritenuti per il tempo accurati e la sua attuale sistemazione risale al 1975, anno della definitiva sistemazione del Museo Civico.

Purtroppo i lavori di ripulitura superficiale susseguitisi nel tempo hanno tolto alle tavole le stesure protettive del colore che lo stesso maestro poneva ad opera ultimata e questo ha portato ad una alterazione dei colori originali.

L'odierno assemblaggio tiene conto di delle più attuali ricerche filologiche e di una nuova opportuna spaziatura dei singoli elementi (A.M. Maetzke).

Attualmente l'immagine, venerata per secoli in occasione delle solennità religiose durante le quali veniva "esposta" (infatti solitamente era coperta da due pannelli dell'Alberti), ha perso la sua funzione religiosa.

Il polittico è così composto:

La Madonna della Misericordia (tavola principale cm. 134x91)

Per l'iconografia di questa tavola il modello a cui Piero si riferì era l'affresco con lo stesso soggetto dipinto da Parri Spinelli in Santa Maria delle Grazie ad Arezzo (Salmi). La Vergine è presentata in posizione frontale, impassibile e solenne nella simmetria dell'ampio gesto di sollevare il pesante mantello sotto cui trovano protezione i committenti ed altre figure in proporzioni ridotte.

Questo tipo di raffigurazione, che negai rapporti proporzionali fra l'immagine della Vergine e i devoti inginocchiati ed esalta la profondità spaziale e prospettica bloccata dal fondo d'oro, è una costante iconografica della tradizione medievale a cui dovette attenersi Piero per ragioni di committenza.

Egli tuttavia riuscì a trasformare quel modello antiquato, riproponendolo in una sintesi perfetta di bellezza fisica e sacralità esaltata dalla luce dorata in cui la figura è immersa. Così la Vergine assume il significato religioso voluto dai committenti senza che ne escano diminuite l'evidenza prospettica e la suggestione naturalistica. Il grande mantello aperto come abside di chiesa, "nicchione bramantesco" secondo la definizione del Longhi, diventa spazio abitabile in cui si inseriscono i già citati "homines electi ad hoc" ed altrettante devote ben caratterizzate, tutti colti in tagli diverso di fronte, di profilo, di scorcio.

Nella cronologia del dipinto questa rappresentazione, per la maturità stilistica e concettuale che esprime, è collocabile nella fase ultima, intorno al 1460. Se da un lato infatti l'immagine della Vergine della Misericordia attesta una conoscenza approfondita ed una interpretazione meditata della simbologia mariana, dall'altro presuppone esperienze e contatti con ambienti diversi da quelli fiorentini e toscani. Soprattuto importante sembra essere l'influenza fiamminga (nelle vesti delle donne e nel naturalismo dei volti dei committenti).

Le altre parti sono:

Crocifissione (tavola cm. 81x52.5)

S. Sebastiano, S. Giovanni Battista (tavole, cm. 109x45 ciascuna)

Sant'Andrea, San Bernardino da Siena (tavole, cm. 109x45 ciascuna)

Angelo Annunciante (cm. 55x20.5)

Vergine Annunciata (cm. 54x21)

San Benedetto da Norcia (cm. 54x21)

San Francesco D'Assisi (cm. 54.5x21)

Predella composta da cinque pannelli: ORAZIONE NELL'ORTO, FLAGELLAZIONE, NOLI ME TANGERE, MARIE AL SEPOLCRO, DEPOSIZIONE. Questi pannelli sono attribuiti ad un collaboratore di Piero GIULIANO AMADEI (Salmie Longhi).


bibliografia:
Antonio Paolucci "Piero della Francesca" - catalogo completo Cantini ed.
Andrea Czortek "Le Opere di Piero della Francesca nell'Alta Valle del Tevere" - 1990 ed. a cura dell'Accademia di San Giovanni Evangelista - Sansepolcro

2 - Il particolare prescelto per la ricostruzione

Il particolare prescelto per la ricostruzione è il gruppo delle figure dei devoti inginocchiati con riferimento al presunto autoritratto di Piero.

Queste figure rivolgono lo sguardo alla Madonna che nella composizione accoglie tutti: lo stesso Piero raffiguratosi di scorcio nella parte più intima sotto il manto celeste, l'anonimo confratello della Compagnia, il ricco, l'uomo di potere.

Questo gruppo di figure maschile bilancia perfettamente l'equivalente gruppo femminile all'altro lato della Vergine: la madonna quattrocentesca, la popolana, la vecchia e la giovane.

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