LO SPETTRO SULLA SEDIA
Durante il viaggio di nozze, Meg una
giovanissima guardarobiera e
Liam un maturo e taciturno bibliotecario si trovano, sullo sfondo di una stanza
in un cottage, ad affrontare i
fantasmi del passato. L’uomo che, durante la Grande Guerra, era stato
destinato all’Irlanda rimane coinvolto in avvenimenti che segnano duramente la
sua vita. L’autrice ha scritto questo racconto in omaggio a due poeti che
furono tra loro contemporanei, uno irlandese e uno italiano, e soprattutto, in
memoria di James Connolly e di quanti s’immolarono per far risorgere
l’Irlanda.
Un pigolare di sussurri saliva dal buio
della siepe che odorava di fragole rosse alla sfolgorante maestà azzurra
dell’imbrunire. Saliva smorzandosi rasente i muri candidi di un cottage che
pareva dimenticato dalla mano di un bimbo, come un balocco sul prato, lungo la
strada che conduce ad Arrogate. Saliva, e quasi era silenzio, sino a quella
finestra dai vetri socchiusi, tra le cortine che ovattavano un tepore di baci e
di trepidi abbracci. Altre volte le stanze di quella locanda avevano accolto
giovani sposi che, all’alba del giorno trascorso, s’erano giurati l’un
l’altro la vita, ma questi che avevano lasciato Londra in una primaverile
mattina di nebbia e che avevano trovato il sole tra i campi, i muri a secco e le
pecore man mano che si erano allontanati dalla città, ebbene, questi sapevano
guardarsi negli occhi con un sorriso che sconvolgeva.
[…]
Ora,
nel buio che trasfigurava i loro volti e li plasmava in maschere d’argilla,
bruciavano d’un unico respiro tra carezze profumate d’eternità. Lui le
discioglieva i capelli in liquida seta. Lei gli donava il petalo rorido delle
sue labbra. Ma una sedia, una comune sedia impagliata, posta da qualcuno
nell’angolo accanto alla brocca dell’acqua, ruppe l’incanto e squarciò in
folgori il sipario di quella notte, come di tutte le altre che l’avevano
preceduta nel volgere di quasi due lustri
-
Non posso, Meg, non posso…- le sussurrò, affondando il viso nel guanciale
come se nel soffice ingombro delle piume avesse potuto nascondersi.- Mentre io
ti abbraccio vedo quella donna che è sola e che nessuno abbraccerà mai più.
La
sentì irrigidirsi sul suo fianco, sotto il lenzuolo.
-
Ah, no, Meg, purtroppo non è come pensi! Non devi essere gelosa di lei a
cui
non mi lega un debito d'amore ma di sangue. Il suo uomo, quell’uomo che le
manca in ogni istante ed al quale tende con ogni anelito della sua anima, io
sono stato a massacrarglielo.
-
E’ avvenuto quando eri soldato? -
[…]
Poi
venne il 1916 ed il vento, gira e rigira, si volse a spirare in ben altra
direzione. Durante una lunga licenza, che il giovane soldato aveva ottenuto per
trascorrere con i suoi la Pasqua, capitò che un manipolo d’intellettuali,
ogni sorta di poeti, di filosofi e di drammaturghi, si pulisse l’inchiostro
dalle dita con la polvere da sparo ed assaltasse la Posta Centrale di Dublino
proclamando la Repubblica. Non si sa come, in virtù di quale forza disperata,
quegli uomini resistettero al fuoco delle armi inglesi per una settimana. Liam
tornò quando le Corti Marziali già li avevano condannati ed il generale
Maxwell aveva autorizzato le prime fucilazioni e, ancora una volta, aveva avuto
la buona sorte di far parte del picchetto di guardia ad un prigioniero ferito e
di non essere a Kilmainham, dove avvenivano le esecuzioni.
Ignorava
chi fosse quell’uomo, rinchiuso in quella stanza, di cui non si udivano i
passi sull’impiantito, di cui non s’udivano i lamenti. Di tanto i
tanto veniva il medico ed un suo commilitone gli aveva riferito che, nei
giorni passati, si era vista anche la moglie.
-
Ma chi è?- aveva chiesto Liam indicando con il capo la porta che
presidiavano.
-
Il recluso? Ah, un certo Connoly, un socialista, uno di quelli che non
soltanto
vorrebbero mettere al timone dell’Irlanda questi zoticoni di Irlandesi ma
spartire anche le terre migliori tra i bifolchi. Non credo che verrà fucilato,
com’è successo ai suoi complici. Ha una gamba in cancrena: chi vuoi che si
sporchi le mani per spedirlo al Padre Eterno quando forse ci andrà da solo? -
[…]
-
Lo fucilano!-
Poco innanzi al tocco, una donna ed
una giovinetta si lanciarono di corsa nel corridoio, la madre con le trecce che
si era fatta per coricarsi, la figlia tutta avvolta nello scialle
frettolosamente buttato sulla camiciola di lino. Non trascorsero neppure cinque
minuti e l’ufficiale di guardia già le spingeva fuori dalla stanza. Quella
sposa, spezzata in due a trattenere fisicamente con il busto l’amore assoluto
e puro che le stavano strappando via, si scioglieva in pianto, con un pugno
serrato sulla bocca […]
Liam
giunse a Kilmainham con la speranza che la meta conseguita gli fosse di conforto
perché, non appena avessero consegnato alle gerarchie competenti il
prigioniero, egli non l’avrebbe più veduto e sarebbe stato libero. Alla fine
tornò l’ufficiale di guardia, trattenne Liam e due suoi commilitoni sfogando
un moto di stizza: - Non so dove avesse la testa, ieri sera, il direttore della
prigione, - sbottò- Non solo ha congedato il cappellano, e noi siamo dovuti
andarlo a prelevare nel sonno, ma ha anche concesso un turno di riposo a tre
soldati del plotone. Ora questi non sono rientrati e io mi vedo costretto ad
obbligare voialtri a prenderne il posto. Era stato per questo, per la
dimenticanza di un funzionario stremato da quattordici fucilazioni in poco più
di una settimana, che Liam aveva avuto la sventura di trovarsi in un cortile
tetro, a puntare un’arma contro un moribondo. Connolly era accasciato sopra
una sedia perché non si reggeva in piedi.
[…]
-
Desiderate pregare per gli uomini che stanno per fucilarvi?- gli aveva
domandato
il frate.
-
Sì, per i valorosi che compiono il loro dovere: “Padre, perdonali,
perché non
sanno
quello che fanno”. Venne dato l’ordine.
[…]
- Lo vedi anche tu, Meg? Egli è là, in quell’angolo, su quella
seggiola. Dammi il tuo fazzoletto affinché io possa asciugargli le labbra…
-
Adesso basta, Liam, non torturarti così!- lo supplicò lei con mille
carezza
Che
male può farti un uomo che ha pregato per te?
-
Oh, lui nessuno, povero martire! Ha scritto un tale, un poeta a cui poi
è stato
assegnato
il Premio Nobel: “E fu una morte
inutile, infine? L’Inghilterra può forse tener fede alla parola data, in ogni
caso; noi conosciamo i loro sogni; basta sapere che sognarono e che sono morti,
che importa se fu un eccesso di amore a sconvolgerli sino alla morte?” –
No, io non temo il ricordo di James Connolly: è l’indifferenza degli altri
che mi soffoca. Che n’è stato di quella vedova, dei suoi figli? Che ne sarà
di me? Perché la storia tace la macchia di sangue che cola ad avvelenarci il
cuore quando siamo noi, proprio noi, ad essere coinvolti nei suoi eventi?
La
sua sposa si strinse a lui […..]
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