3° PREMIO: MEDAGLIA DI BRONZO (ex aequo)

Attilio Tatini
per il racconto:
"Storia di un fucile della spedizione dei Mille"

con la seguente motivazione:

Felice esempio di racconto popolare, che abbina con sapienza arguzia vernacola e gusto della rievocazione storica offrendo un gustoso squarcio di vita campestre.

STORIA DI UN FUCILE DELLA SPEDIZIONE DEI MILLE  

Serafo racconta a Gosto la storia di un fucile che, attraverso un pecoraio del Casentino e la transumanza, arriva in casa del nonno di Antonio, grande cacciatore e abile falegname. Il fucile, che appare in casa Tatini a fine ottocento, sparisce al tempo della guerra del ‘15-’18 e col nascere di una robusta cassapanca fatta dall’abile ascia del nonno Antonio, per contenere crusca e avena per i buoi nella stalla: i tempi dei buoi sono finiti ed anche quelli delle cassapanche nelle stalle per contenere avena e cereali vari da dare alle bestie….  

SERAFO - Dunque oh ascolta come l’è ita questa storia di fucile dei Mille. Prima di tutto t’abbia a sapere che la casa e il podere di mi’ nonno Antonio gli era nei dintorni di’ Montanino: i’ ceppo de’ Tatini e viene tutto da lì! […]
Dunque Gosto, questo benedetto fucile (dei Mille) arriva in casa di mi’ nonno Antonio verso la fine dell’ottocento e fu un pecoraio di’ Casentino a portarglielo và.

GOSTO - O come facea un pecoraio ad avere un fucile in quel modo?

SERAFO - Vedi qui e ti voleo, qui c’entra di mezzo la storia vera; se t’avei studiato t’avresti saputo che a metà dell’Ottocento a Talamone si fermò una nave o due e un me lo ricordo più bene nemmeno io, mondo boia!

GOSTO - Ma Talamone e l’era un porto no, e era chiaro che si fermassero delle navi e un si fermavano certo le corriere o le carrozze.

SERAFO - Certo che è un porto, e si fermano barconi e navi e l’hanno fatto apposta, ma queste e l’erano due navi speciali.

GOSTO - Oh icchè l’avevano di speciale?

SERAFO - E l’aveano di speciale mille uomini sopra, e si erano partiti da Quarto vicino a Genova, cervellone, e le comandava Garibaldi; scommetto che non sai nemmeno chi era Garibaldi….

GOSTO - No eh che un lo so, ma m’immagino che l’era i’ pecoraio che portò i’ fucile ai tu nonno.

SERAFO - Ma senti icchè mi tocca sentir dire, poero Garibaldi, si starà rigirando nella sua famosa tomba di Caprera!  
[…]  
A studiare, qualcosa s’impara sempre. Dunque, i Mille e Garibaldi dopo aver ripulito la bassa Italia dai Borboni e chi gli proteggeva, arrivarono all’Italia centrale.

GOSTO- O Serafo, ma costì e c’era il vaticano a comandare, o come fecero?

SERAFO - Bene fecero, presero i’ Papa e gli dissero : “ohe te a Roma, dentro ai’ vaticano a dir la Messa e zitto!”. Ma a dir la verità, Gosto, e un si chetò mica e chiacchera ancora. Insomma Gostino, per farla un po’ più corta, fecero l’Italia unita. Non per nulla quando e c’erano delle grosse difficoltà da superare e qualcuno di quei famosi Mille diceva a Garibaldi : “Generale, qui c’ammazzano tutti se un ci si ritira!” lui lo sai icchè gli rispondeva?

GOSTO - Icchè gli rispondeva… di ritirarsi un pochino solo?  
[…]
accidenti però, per raccontarmi chi portò il fucile ai tu’ nonno tu ma’ raccontato tutta la storia d’Italia.

SERAFO - Certo ‘io birbone, se tu sei ignorante la un n’è mica colpa mia, e ancora e unn’ho finio, e c’è anche la transumanza di mezzo!

GOSTO - E la transumanza, coi fucile di tu nonno, icchè la centra?

SERAFO - Certo che la centra, a portare le pecore e vacche dal Casentino in Maremma attraverso la transumanza, e c’era anche i’ pecoraio, ignorante; e il caso volle che quel giorno, che a Talamone si fermarono quei due barconi, con i famosi Mille uomini comandati da garibaldi, nei dinorni c’era anche i’ pastore che dopo portò i’ fucile a i’ mi’ nonno Antonio và!

GOSTO - Madonna che rigirio!

SERAFO - No, no nessun rigirio, e l’è semplice la cosa, stai a sentire : I mille non s’erano fermati a Talamone per far  merenda, ma s’erano fermati per far rpovviste, roba da mangiare per tutti e per parecchio tempo, e in special modo cercavano forma di formaggio. I Mille cercavano le forme di pecorino, come i cercatori d’oro cercavano le pepite, i’ caso volle che i’ pecoraio, che portò i’ fucile a i’ nonno Antonio e ce n’aveva una ventina di forme belle fatte ed era disposto a dargliene tutte, però voleva in cambio un fucile, altrimenti, un gli dava nulla.  
[…]

GOSTO - Insomma, che lo fece l’affare di fucile poi, codesto pecoraio?

SERAFO - Certo che lo fece.

GOSTO - Ma i’ fucile a’ tu’ nonno Antonio, quando glielo dette codesto pecoraio?

SERAFO - Quando glielo dette? Dopo vent’anni, io birbone e te l’avevo detto all’inizio che questo benedetto fucile dei Mille arrivò in casa Tatini a la fine dell’Ottocento.  
[…] Il mi’ nonno era affarista, e l’era furbo come una faina, io birbone. E poi come sapea far lui sementini, gioghi, aratri, bigonce, barili e un li sapea far nessuno; insomma, Gosto, uno degli ultimi anni che i’ pastore passò da lui per la transumanza, gli disse: Da’ retta, che lo vuoi davvero un sementino fatto da me? Tu mi dai quel fucile che tanti anni fa tu portasti da Talamone e io ti fo un sementino di legno di loppio stagionato, nuovo, e poi ti fo anche un paio di zoccoli, sempre di loppio, che non li finisci né te, né i tu’ figlioli: che ti va l’affare?”

GOSTO - Ovvìa, tanto tonò che piovve, e i fucile fu dato ai’ tu nonno Antonio, ma cotesto gl’avvenne a fine Ottocento e come mai, tu m’ha detto che l’è spario a i’ tempo della guerra del ’15 ’18; ma icchè l’era stregato cotesto fucile?

SERAFO - Bravo! Ma lo sai Gosto, quanto gli hanno tribolao i’ mi poero babbo e i mi’ zii? Sempre a dirsi: “Mondo boia, e gli è spario, ma indò l’avrà messo quel fucile?  
[…]  
Eccoci a’ i’ finale, prima di tutto, t’abbia a sapere che fra tutti i nipoti, io sono l’unico ad avere ereditato da’ i’ mi’ nonno Antonio l’amore e anche un po’ d’arte ni lavorae i’ legno, giusto? Per questo l grossa cassapanca, fatta da i’ mi’ nonno per contenere cereali e crusca per le bestie, nel lontano 1915 e l’è finita nelle mi’ mani.

GOSTO - Vieni a’ i’ sodo, mondo boia! Indò l’era i’ fucile?

SERAFO - E l’era dentro i doppio fondo della cassa, Gosto; quando levai la prima tavola, e vidi della paglia nell’intercapedine de’ due fondi pensai subito a’ mi’ nonno Antonio e alle burle che si divertiva a fare và!

GOSTO - Ma senti indò l’avea messo. O come mai?

SERAFO - Ma senti che bel tipo lui, e vuol subito le ‘ose: a noi tatini e c’è voluto due generazioni per capirlo!  
[…] La mi’ cognata un se la ricordava più la storia di’ fucile di’ nonno, ma poi li s’è aperto subito la memoria e fu tutto un dire: “Ma guarda un po’ indò l’aveva messo, ma icchè l’è tutta quell’altra roba?

GOSTO - O Serafino, o icchè vuol dire tutta quell’altra roba?

SERAFO - E vuol dire Gostino che oltre a’ i’ fucile, e c’era tant’altra robetta, và. Fra la quale, un accendino tutto di rame e un paio di penne stilografiche in oro, che le sono un sogno solo a vederle, và!

GOSTO - Boia, e t’ha trovato un tesoro allora.

SERAFO - Certo, io birbone. L’amore per le ‘ose del passato premia sempre e soprattutto, grazie nonno Antonio, che il buon Dio t’abbia in gloria, và!

ATTILIO TATINI 

Nato a Incisa, vive a Greve. A malincuore ha dovuto lasciare il lavoro della campagna, ma ne conserva intatto tutto il ricordo e lo trasmette con i suoi scritti che rivelano il suo grande amore per la natura.