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LA COLTELLATA
Non me la ero aspettata, quella furia così
improvvisa, così insensata, così selvaggia. E poi perché quell’uomo doveva
colpire proprio me, persona pacifica come non mai, dedita tutto al lavoro, allo
studio, all’approfondimento di nuove tecniche, ma anche uomo di mondo, che
aveva frequentato i grandi della terra quanto gli operai, gli artigiani, persino
i vagabondi. E poi non ci conoscevamo, almeno, io non conoscevo lui. L’avevo
soltanto visto entrare, un po’ furtivamente, nel museo. Che cosa c’era nel
mio sguardo che aveva scatenato l’odio o forse piuttosto la paura di
quell’uomo fino al punto di colpire il mio viso con quell’affilatissimo
stiletto? Era la mia abituale serietà, velata da una lieve malinconia? Aveva
preso quei miei occhi dalla piega leggermente in giù per occhi indaganti,
severi, giudicanti? Si sentiva veramente, come dopo dichiarò alla polizia,
perseguitato dal mio sguardo? […]
Il
mio apprendistato nell’oreficeria di mio padre mi aveva indubbiamente dato il
gusto per il piccolo particolare, il senso della forma perfetta, della
cesellatura. Mio padre ,uomo severo anche più di me , non era mai soddisfatto.
Ma anch’io non ero contento di quello che facevo Sentivo che potevo fare di più,
e soprattutto di meglio, e non mi accontentavo di creare oggetti di pura
decorazione per le ricche signore
della città. […]
Con
questi disegni riuscii a convincere mio padre a farmi dare lezioni di pittura
dal più famoso maestro della città. Ma l’anziano pittore non si convinse così
presto .”Questo ragazzo ha sicuramente una grande abilità nello schizzo, ma
quello che gli manca è tutta la tecnica, e non è poco. Ci vorranno anni e
anni, e anche dopo i risultati non sono assicurati Di pessimi pittori il mondo
è pieno. Non sarebbe meglio che suo
figlio diventasse un ottimo orafo piuttosto che un mediocre imbrattatele?”
[…]
Il
lavoro del maestro fu duro. Era un uomo scontroso, che faceva ancora meno
complimenti di mio padre. Dopo tre anni capii che, pur essendo grato al mio
maestro, non avevo più niente da imparare in quella bottega. […]
Ma
poi c’è stato il matrimonio con Agnese. Se l’amassi veramente? Era
sicuramente una ragazza se non bellissima, fresca, sana, pura. Ed aveva uno
spiccato senso per gli affari, dote che io ho sempre apprezzato nelle persone ma
in particolare nelle donne. Anche se aveva quel mento un po’ sfuggente, quegli
occhi color nocciola leggermente sporgenti, quelle mani cicciotte….Quell’unione
significava per me un’ascesa sociale e soprattutto finanziaria. Lei era figlia
di un borgomastro; questo per me significava essere accolto in ambienti
altolocati. Al momento delle nozze non potevo neanche immaginare che un giorno
avrei conosciuto da vicino ben due imperatori e che avrei lavorato per loro.
Forse non ho reso felice Agnese? Ma non sarà- spero- il motivo per cui mi hanno
accoltellato.[…]
Come
donna mi piaceva più la bionda Veneziana. Aveva una pelle liscia, perlata, una
bocca tanto ingenuamente sensuale. Mi intrigavano soprattutto quegli occhi da
gatta, che non ti guardavano mai direttamente. Quella ciocca di capelli fulvi
che le usciva dalla cuffietta! […]
Schiva,
taciturna, riservata come era raro trovare a Venezia, dove tutte ciarlavano e
cercavano di mettersi in mostra facendo vedere la rosea carne fino ai limiti
imposti dai preti, che erano obbligati a tener conto dei dettami della moda.
[…]
Ma
fu ardua l’impresa di fare la sua conoscenza. Dopo un mese di saluti fugaci
bisognava trovare un mezzo più efficace per attirare l’attenzione. In chiesa
feci scivolare da un mio album di schizzi una bella incisione della Madonna col
Bambino. Lei sentì il lieve rumore del foglio che cadeva, si chinò, lo guardò
e accorgendosi che ero io ad averlo perso arrossì violentemente. Me lo restituì
dicendo: “Signore, avete perso Voi questo foglio?”. Con un bell’inchino,
come avevo imparato dai nobili Veneziani, le porsi il disegno dicendole
“L’ho disegnato io, sono un pittore, Madonna, se avessi conosciuto Voi prima
di creare questa immagine, sarebbe diventata centomila volte più bella! Volete
posare per me?” […]
E
finalmente, finalmente mi arrivò il bigliettino portato dalla sorellastra:
“Aspetto l’arrivo di Sua Signoria alle ore undici di domani a casa mia”.
La prima seduta fu lunghissima, non solo dovevo fare lo schizzo preliminare ma
avevo anche portato i colori per fissare su una tela a parte le tonalità di
colore dei suoi capelli, del suo incarnato. Lavoravo nel più assoluto silenzio,
interrotto solo dai passi della sorellastra che entrava e usciva a brevi
intervalli con la scusa di portare qualche pasticcino o un bicchiere di vinello
fresco. Man mano ci fu più comunicazione, più intimità, perché le entrate
della sorellastra per fortuna diradavano. Me ne meravigliai, ma dopo seppi che i
regali alla mia Bella erano tutti finiti nelle sue tasche. Tuttavia, dopo il
ritratto che le avevo fatto sembrava disposta a posare per una Lucrezia non
tanto vestita…. Non ci fu il tempo. Fui chiamato a Bologna da un famoso
maestro della prospettiva. Di fronte ad un invito così non potevo fermarmi. Lei
non volle neanche venirmi a salutare. […]
Ma
perché quell’uomo nel museo doveva accanirsi poi tanto contro di me? Per
odiarmi così era qualche parente di Agnese, istigato da lei? O veniva per
vendicare la Bella Veneziana, a cui non ho fatto altro torto che quello di
spogliarla una sola volta ma che ho reso immortale con il mio ritratto? So
soltanto che mentre me ne stavo tranquillamente nel Museo dell’Arte Antica di
Monaco di Baviera, con il mio solito sguardo osservante, lui tira fuori quella
lama affilata e mi colpisce squarciandomi gli occhi ed una parte del viso. La
gente che ha assistito alla scena ha urlato. Per fortuna sono riusciti a
restaurare il mio viso e soprattutto i miei occhi in modo perfetto. Scusate, se
non mi sono presentato dall’inizio. Sono l’autoritratto del grande pittore
rinascimentale Dürer, Albrecht Dürer di Norimberga, e sono per fortuna tornato
al mio posto della Alte Pinakothek di München. Se volete conoscermi, venite lì.
Ma vi sembra che meritavo un tale trattamento dopo quasi 400 anni di morte?
Sinceramente, il mio sguardo può dare tanto fastidio ad una persona onesta e
sincera?
( Il ritratto della Bella Veneziana si
trova nel Kunsthistoriches Museum di Vienna).
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