2° PREMIO: FIORINO D'ARGENTO

Anna Hurkmans
per il racconto

"La coltellata"

con la seguente motivazione:

In una narrazione piacevole e serrata, condita da un colpo di scena finale, l’autrice, immedesimatasi in Albrecht Dürer, ne narra taluni tratti salienti della vita e dell’arte, quasi ad illustrarne il famoso autoritratto, inspiegabilmente offeso da una coltellata di un folle.

 

LA COLTELLATA 

Non me la ero aspettata, quella furia così improvvisa, così insensata, così selvaggia. E poi perché quell’uomo doveva colpire proprio me, persona pacifica come non mai, dedita tutto al lavoro, allo studio, all’approfondimento di nuove tecniche, ma anche uomo di mondo, che aveva frequentato i grandi della terra quanto gli operai, gli artigiani, persino i vagabondi. E poi non ci conoscevamo, almeno, io non conoscevo lui. L’avevo soltanto visto entrare, un po’ furtivamente, nel museo. Che cosa c’era nel mio sguardo che aveva scatenato l’odio o forse piuttosto la paura di quell’uomo fino al punto di colpire il mio viso con quell’affilatissimo stiletto? Era la mia abituale serietà, velata da una lieve malinconia? Aveva preso quei miei occhi dalla piega leggermente in giù per occhi indaganti, severi, giudicanti? Si sentiva veramente, come dopo dichiarò alla polizia, perseguitato dal mio sguardo? […]
Il mio apprendistato nell’oreficeria di mio padre mi aveva indubbiamente dato il gusto per il piccolo particolare, il senso della forma perfetta, della cesellatura. Mio padre ,uomo severo anche più di me , non era mai soddisfatto. Ma anch’io non ero contento di quello che facevo Sentivo che potevo fare di più, e soprattutto di meglio, e non mi accontentavo di creare oggetti di pura decorazione per le ricche  signore della città. […]  
Con questi disegni riuscii a convincere mio padre a farmi dare lezioni di pittura dal più famoso maestro della città. Ma l’anziano pittore non si convinse così presto .”Questo ragazzo ha sicuramente una grande abilità nello schizzo, ma quello che gli manca è tutta la tecnica, e non è poco. Ci vorranno anni e anni, e anche dopo i risultati non sono assicurati Di pessimi pittori il mondo è pieno. Non sarebbe meglio che  suo figlio diventasse un ottimo orafo piuttosto che un mediocre imbrattatele?” […]  
Il lavoro del maestro fu duro. Era un uomo scontroso, che faceva ancora meno complimenti di mio padre. Dopo tre anni capii che, pur essendo grato al mio maestro, non avevo più niente da imparare in quella bottega. […]  
Ma poi c’è stato il matrimonio con Agnese. Se l’amassi veramente? Era sicuramente una ragazza se non bellissima, fresca, sana, pura. Ed aveva uno spiccato senso per gli affari, dote che io ho sempre apprezzato nelle persone ma in particolare nelle donne. Anche se aveva quel mento un po’ sfuggente, quegli occhi color nocciola leggermente sporgenti, quelle mani cicciotte….Quell’unione significava per me un’ascesa sociale e soprattutto finanziaria. Lei era figlia di un borgomastro; questo per me significava essere accolto in ambienti altolocati. Al momento delle nozze non potevo neanche immaginare che un giorno avrei conosciuto da vicino ben due imperatori e che avrei lavorato per loro. Forse non ho reso felice Agnese? Ma non sarà- spero- il motivo per cui mi hanno accoltellato.[…]  
Come donna mi piaceva più la bionda Veneziana. Aveva una pelle liscia, perlata, una bocca tanto ingenuamente sensuale. Mi intrigavano soprattutto quegli occhi da gatta, che non ti guardavano mai direttamente. Quella ciocca di capelli fulvi che le usciva dalla cuffietta! […]  
Schiva, taciturna, riservata come era raro trovare a Venezia, dove tutte ciarlavano e cercavano di mettersi in mostra facendo vedere la rosea carne fino ai limiti imposti dai preti, che erano obbligati a tener conto dei dettami della moda. […]  
Ma fu ardua l’impresa di fare la sua conoscenza. Dopo un mese di saluti fugaci bisognava trovare un mezzo più efficace per attirare l’attenzione. In chiesa feci scivolare da un mio album di schizzi una bella incisione della Madonna col Bambino. Lei sentì il lieve rumore del foglio che cadeva, si chinò, lo guardò e accorgendosi che ero io ad averlo perso arrossì violentemente. Me lo restituì dicendo: “Signore, avete perso Voi questo foglio?”. Con un bell’inchino, come avevo imparato dai nobili Veneziani, le porsi il disegno dicendole “L’ho disegnato io, sono un pittore, Madonna, se avessi conosciuto Voi prima di creare questa immagine, sarebbe diventata centomila volte più bella! Volete posare per me?” […]  
E finalmente, finalmente mi arrivò il bigliettino portato dalla sorellastra: “Aspetto l’arrivo di Sua Signoria alle ore undici di domani a casa mia”. La prima seduta fu lunghissima, non solo dovevo fare lo schizzo preliminare ma avevo anche portato i colori per fissare su una tela a parte le tonalità di colore dei suoi capelli, del suo incarnato. Lavoravo nel più assoluto silenzio, interrotto solo dai passi della sorellastra che entrava e usciva a brevi intervalli con la scusa di portare qualche pasticcino o un bicchiere di vinello fresco. Man mano ci fu più comunicazione, più intimità, perché le entrate della sorellastra per fortuna diradavano. Me ne meravigliai, ma dopo seppi che i regali alla mia Bella erano tutti finiti nelle sue tasche. Tuttavia, dopo il ritratto che le avevo fatto sembrava disposta a posare per una Lucrezia non tanto vestita…. Non ci fu il tempo. Fui chiamato a Bologna da un famoso maestro della prospettiva. Di fronte ad un invito così non potevo fermarmi. Lei non volle neanche venirmi a salutare. […]  
Ma perché quell’uomo nel museo doveva accanirsi poi tanto contro di me? Per odiarmi così era qualche parente di Agnese, istigato da lei? O veniva per vendicare la Bella Veneziana, a cui non ho fatto altro torto che quello di spogliarla una sola volta ma che ho reso immortale con il mio ritratto? So soltanto che mentre me ne stavo tranquillamente nel Museo dell’Arte Antica di Monaco di Baviera, con il mio solito sguardo osservante, lui tira fuori quella lama affilata e mi colpisce squarciandomi gli occhi ed una parte del viso. La gente che ha assistito alla scena ha urlato. Per fortuna sono riusciti a restaurare il mio viso e soprattutto i miei occhi in modo perfetto. Scusate, se non mi sono presentato dall’inizio. Sono l’autoritratto del grande pittore rinascimentale Dürer, Albrecht Dürer di Norimberga, e sono per fortuna tornato al mio posto della Alte Pinakothek di München. Se volete conoscermi, venite lì. Ma vi sembra che meritavo un tale trattamento dopo quasi 400 anni di morte? Sinceramente, il mio sguardo può dare tanto fastidio ad una persona onesta e sincera?

( Il ritratto della Bella Veneziana si trova nel Kunsthistoriches Museum di Vienna).

ANNA HURKMANS 

E’ nata in Olanda, dove oltre al liceo classico ha frequentato corsi di canto e danza classica. Ha svolto le prime attività letterarie per conto di una rivista femminile olandese. Trasferitasi in Italia si è laureata in lingue e letterature straniere e ha vinto un concorso a cattedra per la lingua tedesca. Parallelamente all’insegnamento in una scuola superiore di roma ha iniziato da vari anni una proficua collaborazione con il Maestro Ermanno Testi, ideando recitals con un repertorio eclettico comprendente soprattutto canzoni del cabaret tedesco degli anni venti/trenta, chansons della migliore tradizione francese, song dei musicals americani e canti yiddish. Nei suoi recitals, che si sono svolti in prestigiosi teatri, sa ricreare l’atmosfera del cabaret non solo con la voce ma anche con costumi d’epoca, sapiente gestualità e un pizzico di malizia. Scritto appositamente per il centenario di Bertold Brecht ha avuto particolare successo il recital “Brecht e le sue donne” rappresentato in Italia, in Svizzera, Olanda e durante una tournée organizzata dal Goethe Institut a Maribor, Zagabria, Osijek e Sarajevo. La stessa opera teatrale ha ricevuto a Palazzo Valentini il Premio letterario Lidense “Bertold Brecht” dalle mani del Prof. Mario Verdone mentre il racconto “Addio querida” ha vinto il primo premio del concorso della Casa Editrice 4 L di Genova. Nel maggio del 2000 è stata una delle vincitrici del concorso letterario “La Nereide” di Siracusa per l’opera teatrale “Madre Coraggio a Giugno”.